SERVIZIO, opportunità per tendere una mano…

 

Nel 2018 è stato fatto un video con le motivazioni dei giovani e degli adulti che fanno diversi servizi in questa casa.

 

AI RIFUGIATI

Gabriele, volontario per la scuola di informatica, GIUGNO 2016:
Portiamo avanti il corso di informatica sfruttando più o meno al 100% le risorse, tecniche e umane, offerte! Il corso, date le risorse, riesce a coinvolgere 20 persone e si svolge 2 volte a settimana. La particolarità di questo tipo di servizio è la relazione che si crea, poiché i rifugiati stessi diventato protagonisti aiutando, ad esempio, nella comunicazione tra volontari e rifugiati che parlano lingue diverse. il corso di informatica nasce con lo scopo principalmente di fornire l’ABC per chi si avvicina a un terminale, per poter sfruttare il software di uso pratico e le risorse offerte da internet con particolare riguardo verso il mondo del lavoro. Ufficialmente lo scopo è fornire almeno le basi per stare al passo, in questo mondo sempre più informatizzato, senza le quali si viene sempre più tagliati fuori, a maggior ragione verso ragazzi con situazioni particolari che sono già “spaesati” in senso stretto.  Al di là di questo e poichè non possiamo pretendere che ogni ragazzo impari con la stessa velocità, il corso di informatica è anche (e soprattutto oserei dire) un elemento di aggregazione sociale, in cui sfruttando un contesto interessante come l’informatica, le differenze culturali, le diversità sulle origini, sulla lingua, la religione ecc… passano in secondo piano e il “linguaggio informatico” diventa il denominatore comune. Questo vale per i ragazzi tanto quanto per me, e credo di parlare anche per gli altri volontari”

Rosamaria, volontaria per il servizio di orientamento al lavoro, MAGGIO 2016:
Sono Rosamaria ho 27 anni e vengo dalla Calabria, vivo a Roma da 6 anni, sto svolgendo il Servizio Civile al Sacro Cuore per il progetto “rifugiati una casa per ripartire” da settembre 2015 ma conosco il Sacro Cuore da 6 anni e, più o meno dallo stesso tempo, faccio volontariato coi rifugiati. Prima di dedicarmi prettamente all’orientamento rifugiati, mi sono occupata dell aggregazione giovanile consistente nell’organizzare gite, cineforum, momenti conviviali tra giovani italiani e stranieri, inoltre ho insegnato informatica di base e svolto il servizio di distribuzione dei vestiti. Adesso mi dedico soprattutto al servizio di orientamento che consiste nell’accogliere i ragazzi\e rifugiati\e attraverso una scheda accoglienza in cui vengono raccolti i dati anagrafici, le esperienze lavorative e di formazione e tutte le info importanti per approfondire la loro conoscenza; dopo di che si cerca di seguirli secondo dei percorsi personalizzati; vengono compilati i CV e si svolge la ricerca lavoro insieme, in modo da renderli autonomi; si ricercano corsi secondo le loro preferenze e bisogni; ci si prepara alla partecipazione di bandi quali quelli del servizio civile; si fa assistenza legale e si cerca di fare rete con le associazioni e i servizi del territorio.
Ho deciso di dedicarmi di più a questo servizio un anno fa, perché volevo approfondire la conoscenza dei ragazzi e delle loro storie e stare più a contatto diretto, cosa che negli altri servizi mi era molto limitata. Infatti grazie a questo ho potuto sviluppare un ascolto più attento, rendermi e sentirmi più utile e allo stesso tempo imparare molto dalle loro esperienze e dal loro modo di affrontare la vita. Una frase che spesso mi torna alla mente è quella di un uomo eritreo <quando ascolti i problemi degli altri i tuoi spariscono o sembrano piu piccoli>.

Eleonora, volontaria per la scuola di italiano, GIUGNO 2016:
L’utilita’ pratica dell’apprendere la nostra lingua per chi viene da fuori e si trova a vivere, spesso suo malgrado, nel nostro paese non ha bisogno di essere spiegata, e’ abbastanza ovvia e varrebbe anche per noi se ci trovassimo all’estero, vale per chiunque in tutto il mondo, per chiunque si sposti da “casa”. Per quale motivo dedichi io del tempo e dei semplici doni ricevuti (parola, memoria, vista, etc.) per permettere a chi ne ha bisogno di raggiungere l’obiettivo di imparare la nostra lingua appunto, o almeno di provarci, e’ certamente meno ovvio. Quattro anni fa ho avuto la gioia di fare un’esperienza estiva in Etiopia presso un’opera salesiana, trascorrendo circa una ventina di giorni con undici fantastici compagni di viaggio in mezzo a bambini e ragazzi poverissimi materialmente, ma ricchissimi di sorrisi e di gioia di vivere. Era da tanto che desideravo vedere l’Africa, e’ stata la realizzazione di un sogno e anche molto di piu’, perche’ ho trovato quello che cercavo a livello interiore e spirituale. Oggi stare insieme agli amici che vengono a scuola di italiano e’ il modo piu’ bello di continuare quel viaggio e realizzare quel sogno, e’ il modo di tenermi in contatto con quella realta’ tanto bella e tanto amata, ma anche chissa’, magari di aiutare altri a trovare quello che cercano attraverso il loro lungo viaggio. Non e’ facile, non lo e’ affatto, la delusione è disarmante ad esempio quando dopo tanta fatica, tanto fiato speso in spiegazioni ed esercizi per far imparare ai ragazzi la coniugazione del presente indicativo dei verbi, ci si sente dire “maestra, io rispondere telefono”, cui e’ inevitabile controbattere con un disperato “nooooooooooooooooo, io rispondere noooooooooooo”…Ma poi, rivengono alla mente le sagge parole di un giovane “grande” amico salesiano: “siamo tutti figli dello stesso Padre e fratelli nella stessa carne” e allora, cosa non si farebbe per un fratello? Soprattutto per chi, come me, è figlio unico?

Bakary, per la scuola di italiano, LUGLIO 2016:
Sono Backary, vengo dal Gambia e ho 21 anni. Ho frequentato la scuola di italiano, tutti i livelli, lo scorso anno. Penso sia una buona idea imparare la lingua del posto in cui si desidera vivere, perché se non si conosce la lingua, è difficile farsi capire e accettare dagli altri. Per questo voglio studiare l’italiano per poter capire e conoscere gli altri. Per me è stato importante seguire questo corso, perché mi ha fatto capire che c’è gente che vuole aiutare e per dimostrare la mia gratitudine ho frequentato la scuola tutti i giorni. Per sdebitarmi ho anche iniziato a fare il volontario nella segreteria della scuola di italiano.”

AI POVERI

 

AI MALATI

 

AI RAGAZZI