«Ed egli disse: “Credo, Signore!” E si prostrò dinanzi a lui» (Gv 9, 1-41)

 

(Domenica 26 marzo 2017, IV di Quaresima)

 

Il cieco nato, da persona che viveva ai margini della società si trova ad essere al centro di domande, discussioni…

La gioia di chi riacquista il senso e la bellezza di ciò che lo circonda riacquistando gioia di vivere, sembra cedere il passo alle polemiche, fino a sentirsi scaricato dai genitori e messo fuori dalla comunità credente, scomunicato.

Chi vede, nella sua onestà, non può chiudere gli occhi ma rende testimonianza di ciò che accade sotto i propri occhi, specie se lo riguarda personalmente.

Il cieco rende testimonianza di quanto ha operato per lui Gesù e la fa con spirito libero, con schiettezza.

Non si nasconde dietro presunte responsabilità altrui e affronta le conseguenze di una testimonianza vera, sebbene non a tutti gradita, e causa di conseguenze pesanti e sgradite.

È il dono della vista, ridonatagli dalla “Luce del mondo” che porta il cieco a vedere Gesù riconoscendolo come suo Signore e credendo in lui e prostrandosi davanti a Lui  “Figlio dell’uomo”.

 

(don Raffaele Panno SDB)

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