Storia della Basilica del Sacro Cuore

Le origini: il Castro Pretorio e le Terme

Nella zona dove sorge l’odierna Basilica del Sacro Cuore esistevano nell’antichità due complessi monumentali dell’epoca imperiale: il Castro Pretorio e le Terme di Diocleziano.

Il primo – Castra Praetoria – era la grandiosa caserma delle guardie imperiali, costruita nel 21-23 d.C: dal prefetto Elio Seiano, il potente ministro dell’imperatore Tiberio.

Il Castro si estendeva, in forma pressoché quadrata, fino all’odierna via Palestro.
Fu smantellato da Costantino il grande, dopo la vittoria su Massenzio (battaglia di Ponte Milvio, 312 d.C.), per punire i pretoriani che avevano parteggiato per quest’ultimo. Rimasero in piedi solo le mura esterne che l’imperatore Aureliano aveva già incluso (273 d.C.) nella cinta muraria che porta il suo nome.

Le Terme di Diocleziano in una stampa di Giovanni Battista Piranesi del 1774. La Basilica del Sacro Cuore sorge all'estremità nord-orientale dell'immenso complesso delle antiche Thermae

Le Terme di Diocleziano in una stampa di Giovanni Battista Piranesi del 1774. La Basilica del Sacro Cuore sorge all’estremità nord-orientale dell’immenso complesso delle antiche Thermae

Miglior fortuna ebbe il complesso monumentale delle Terme, costruite tra il 298 e il 306 d.C. dall’imperatore Diocleziano, noto per la feroce persecuzione contro i cristiani.

Altri edifici di minor importanza, ma non di minor interesse archeologico e artistico, esistevano in epoca imperiale nella zona: fra questi occorre ricordare un complesso termale dell’epoca degli Antonini (II sec. d.C.) i cui resti sono venuti alla luce nel 1949 durante i lavori di scavo della galleria di testa della metropolitana, a pochi passi dalla nostra basilica, in prossimità della Porta Viminale dell’aggere Serviano.

Dal Medio Evo all’Unità d’Italia

Nel Medio Evo e fino a tutto il XV sec., i terreni adiacenti alle Terme di Diocleziano erano coperti da folte boscaglie. Nella seconda metà del XVI sec., diradate le selve, tutta la zona si arricchì di orti e giardini.

Fra le ville, la più famosa fu la villa Montalto-Peretti che il cardinale Felice Peretti commissionò a Domenico Fontana nel 1570, quindici anni prima di salire al soglio pontificio con il nome di Sisto V.

La villa, molto vasta, si estendeva all’incirca da S. Maria Maggiore all’odierna via Marsala, la quale si chiamava allora e si chiamò fino ai primi del nostro secolo via di Porta San Lorenzo.

Lungo la via correva l’acquedotto Felice, fatto costruire da Sisto V nel 1587, che terminava in Piazza S. Bernardo con la fontana monumentale del Mosè, tutt’ora esistente.

Alla fine del XVI secolo, il luogo dove sorge la basilica era proprietà dei Gesuiti e faceva parte di quella loro villa al Castro Pretorio, che essi denominavano “Macao” in memoria della regione della Cina evangelizzata da San Francesco Saverio.

In quest’appezzamento, forse sul posto ove ora sorge l’altare dedicato a S. Maria Mazzarello, ma che dal 1891 al 1966 era dedicato a S. Luigi Gonzaga, una pia tradizione riporta vi fosse una fontana da giardino, vicino alla quale S. Luigi amava molto la compagnia di Gesù, che in quei tempi si recavano durante le vacanze estive.

Bisogna arrivare fino al 1860 per trovare un avvenimento di decisiva importanza per tutta la zona: la deliberazione del governo Pontificio di Pio IX di costruirvi una stazione ferroviaria, inaugurata nel 1863 come Stazione Centrale delle Ferrovie Romane, e che per la vicinanza con le antiche Terme di Diocleziano diventerà nota con il nome attuale di Stazione Termini.

Si vide subito necessario edificare un nuovo quartiere presso quella fonte di vitalità: monsignor Saverio De Merode prendeva l’iniziativa con grande intraprendenza, combattendo e superando difficoltà non leggere: a lui si deve la parte iniziale di Via Cesarini detta poi via Nazionale.

Questo avvenimento sconvolse la vita tranquilla e agreste della zona.Le ville scomparvero, e su questi terreni compresi tra le Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Lorenzo fuori le Mura e tra i colli Viminale ed Esquilino, veniva sorgendo una nuova area urbana.

Il 10 settembre 1870, pochi giorni prima della breccia di Porta Pia, Pio IX inaugurava il nuovo acquedotto dell’acqua Marcia. (costruito dai Romani nel II sec. a.C. e caduto in disuso nel V sec. d.C:), che in suo onore fu denominata acqua Pia, e benediceva una grandiosa polla d’acqua nelle vicinanze della piazza dove fu in seguito edificata la Fontana dell’Esedra (piazza Esedra, oggi piazza della Repubblica).

Fu quella l’ultima cerimonia pubblica del vecchio pontefice. Nei giorni successivi il cambiamento politico e amministrativo di Roma, con la fine traumatica dello Stato Pontificio e l’annessione di Roma al Regno d’Italia, trovava iniziato e alquanto avanzato il nuovo quartiere.

Era tracciato un primo tronco della maggiore Via Nazionale, con più vie trasversali.  Negli anni successivi il quartiere Esquilino, che si stava sviluppando intorno alla stazione Termini, era il ritrovo di avventurieri, ambulanti e migranti in cerca di lavoro.

L’impresa di Don Bosco

Papa Pio IX aveva fatto acquistare un terreno sulla strada allora denominata Via di Porta San Lorenzo (l’odierna via Marsala) con l’intenzione di farvi edificare una chiesa da dedicare a San Giuseppe, che l’8 dicembre 1870 era stato dichiarato dal pontefice “Patrono della Chiesa universale”.

In quegli anni si va affermando con fervore, soprattutto in Francia e in Italia, un forte movimento di devozione al Sacro Cuore di Gesù. Grazie anche all’impulso della predicazione del Padre barnabita Antonio Maresca, che trova largo seguito fra i fedeli, Pio IX modifica il suo progetto e accetta che il nuovo tempio sia dedicato al S. Cuore.

La costruzione della chiesa si ferma già allo stadio delle fondamenta, per mancanza di fondi e per disorganizzazione interna. Il nuovo pontefice Leone XIII, succeduto a Pio IX nel febbraio 1878, è affranto per l’insuccesso: il cardinale Alimonda gli suggerisce allora di incaricare dell’impresa don Giovanni Bosco, fondatore dell’ordine dei Salesiani, di cui è ben nota al Papa l’intraprendenza e l’incondizionata obbedienza.

Il 5 aprile 1880 Leone XIII incarica don Bosco di assumere la responsabilità del progetto, specificando di non avere fondi da affidargli: il sacerdote piemontese accetta, ponendo quale unica condizione la possibilità di ampliare il cantiere per affiancare alla costruenda chiesa “un grande ospizio, dove insieme possano essere accolti in convitto, e avviati alle scuole e alle arti e mestieri, tanti poveri giovani, che abbondano, specialmente in quel quartiere” (G. B. Lemoyne, “Vita del Venerabile Servo di Dio Giovanni Bosco”, vol 2). Per questa ragione venne acquistato un terreno limitrofo di 5.500 metri quadrati.

L’edificazione della chiesa costa enormi fatiche sacrifici all’anziano sacerdote ma procede con sorprendente speditezza. In più occasioni i fondi a disposizione si prosciugano ma don Bosco ordina di non interrompere i lavori: in quei momenti giungono nei modi più inaspettati donazioni che coprono i debiti e consentono la continuazione del progetto.

Nel 1883 il cardinale Lucido Parocchi benedice il coro e il presbiterio della nuova chiesa, l’anno successivo papa Leone indice una colletta nazionale per finanziare la facciata. All’inizio del 1887 la struttura è ultimata e sono in corso i lavori di finitura interna: don Bosco ha 72 anni, è ormai allo stremo delle forze e chiede alle maestranze un ultimo miracolo per inaugurare il tempo nel mese di maggio

Il 20 aprile 1887 don Bosco compie il suo ultimo viaggio da Torino a Roma: incontra nuovamente papa Leone, che lo elogia per l’impresa compiuta e lo rincuora con affetto. Il 14 maggio 1887 la Chiesa del Sacro Cuore al Castro Pretorio viene solennemente consacrata per mano del cardinale vicario Parocchi, alla presenza di numerose autorità civili e religiose.

Il 16 maggio 1887 don Bosco stesso celebra Messa all’altare di Maria Ausiliatrice: sarà la sua unica celebrazione nella chiesa del Sacro Cuore e, come ricorda la lapide apposta nel centenario dell’evento, fu interrotta quindici volte dai singhiozzi dell’anziano sacerdote, scosso dalla visione del suo celebre “sogno dei 9 anni” di cui in quel momento gli si svelava con pienezza il senso e con esso quello della sua lunga missione terrena.

Nel 1921, papa Benedetto XV dichiara il Tempio del Sacro Cuore Basilica Minore.

Nel 2010 inizia il restauro conservativo della Basilica che vede, tra le altre cose, attuarsi la sistemazione del presbiterio in previsione del bicentenario della nascita di don Bosco (1815 – 2015).