Scuola di italiano per giovani rifugiati

 

Un momento della scuola di italiano per giovani rifugiati. Per ragioni di sicurezza i volti dei ragazzi rifugiati sono stati opacizzati

Un momento della scuola di italiano per giovani rifugiati. Per ragioni di sicurezza i volti dei ragazzi rifugiati sono stati opacizzati

La Scuola di italiano del Sacro Cuore è rivolta ai rifugiati nella fascia d’età (principalmente) dai 18 ai 30 anni che vivono a Roma e che hanno necessità di imparare la lingua italiana per potersi muovere e progressivamente integrarsi nel mondo sociale e lavorativo.

È situata nella struttura che ospita il Centro giovanile, a due passi dalla stazione Termini.

La Scuola organizza corsi trimestrali al termine dei quali viene rilasciato un attestato di frequenza, che prevede la partecipazione almeno al 60% delle lezioni.

Le lezioni si svolgono tre giorni a settimana (martedì, mercoledì e giovedì) dalle ore 19.00 alle ore 20.30 e sono tenute da un’équipe di insegnanti che collaborano nel portare avanti un programma comune e nel sostenere i ragazzi che hanno più difficoltà.

Organizzazione dei corsi

Il gruppo insegnanti è costituito da 20 giovani volontari, formati e sensibilizzati alla causa, coordinati da Cristina mcr.

Gli studenti vengono divisi in 3 classi in base ai diversi livelli di apprendimento:

  • Il primo livello si occupa dell’alfabetizzazione, a partire dalla scrittura e pronuncia delle lettere sino alla conoscenza e produzione di alcune parole e semplici frasi.
  • Il secondo livello è rivolto soprattutto a incrementare la conoscenza della grammatica e del lessico, l’utilizzo dei diversi tempi verbali e la capacità di intrattenere semplici conversazioni.
  • Il terzo livello propone non solo il consolidamento e l’approfondimento della lingua italiana, ma offre anche una panoramica della cultura trattando temi come la musica, lo sport, e la storia di monumenti o luoghi importanti del territorio.

L’obiettivo della Scuola, oltre all’insegnamento della lingua italiana, è anche e soprattutto quello di favorire l’integrazione dei rifugiati nel contesto italiano e il loro inserimento in una rete sociale.

Pertanto si offre agli studenti la possibilità di partecipare a laboratori creativi, cineforum, gite culturali e in montagna e altre attività che consentono sia di praticare l’italiano, sia di conoscere e condividere esperienze con i loro coetanei italiani.

TESTIMONIANZE

Una volontaria, insegnante di italiano, e un giovanissimo rifugiato hanno voluto condividere la loro esperienza riguardo questa attività.

– Sono Eleonora e insegno italiano al Sacro Cuore. L’utilità pratica dell’apprendere la nostra lingua per chi viene da fuori e si trova a vivere, spesso suo malgrado, nel nostro paese non ha bisogno di essere spiegata, e’ abbastanza ovvia e varrebbe anche per noi se ci trovassimo all’estero, vale per chiunque in tutto il mondo, per chiunque si sposti da “casa”.

Per quale motivo si dedichi del tempo e dei semplici doni ricevuti (parola, memoria, vista, etc.) per permettere a chi ne ha bisogno di raggiungere l’obiettivo di imparare la nostra lingua appunto, o almeno di provarci, è certamente meno ovvio.
Quattro anni fa ho avuto la gioia di fare un’esperienza estiva in Etiopia presso un’opera salesiana, trascorrendo circa una ventina di giorni con undici fantastici compagni di viaggio in mezzo a bambini e ragazzi poverissimi materialmente, ma ricchissimi di sorrisi e di gioia di vivere. Era da tanto che desideravo vedere l’Africa, è stata la realizzazione di un sogno e anche molto di più, perché ho trovato quello che cercavo a livello interiore e spirituale.

Oggi stare insieme agli amici che vengono a scuola di italiano è il modo più bello di continuare quel viaggio e realizzare quel sogno, è il modo di tenermi in contatto con quella realtà tanto bella e tanto amata, ma anche chissà, magari di aiutare altri a trovare quello che cercano attraverso il loro lungo viaggio.
Non è facile, non lo è affatto, la delusione è disarmante ad esempio quando dopo tanta fatica, tanto fiato speso in spiegazioni ed esercizi per far imparare ai ragazzi la coniugazione del presente indicativo dei verbi, ci si sente dire “maestra, io rispondere telefono”, cui è inevitabile controbattere con un disperato “nooooooooooooooooo, io rispondere noooooooooooo”…
Ma poi, rivengono alla mente le sagge parole di un giovane “grande” amico salesiano: “siamo tutti figli dello stesso Padre e fratelli nella stessa carne”, e allora, cosa non si farebbe per un fratello? Soprattutto per chi, come me, è figlio unico? –

Per info: scuola.mcr@gmail.com