TUTTI I SANTI

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TUTTI I SANTI

 

 

Dal vangelo secondo Matteo Mt 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Festa dei santi. E’ la più grande sfilata d’alta moda dell’intera stagione. Ad idearle non sono i geni della sartoria: Cristian Dior o Valentino, o Gucci e Prada, o Laura Biagiotti, o Diesel, Armani, Vuitton, Kenzo… Cosa succede quando si sta seduti ad osservare delle modelle/modelli che sfilano nelle passerelle? Fanno indossare loro il top della gamma, con quel tocco di provocazione che rende il tutto ancor più appetibile agli occhi di chi osserva. Eppure, a ben pensarci, non c’è nessuno, poi, che giri per le strade di città vestito/svestito come i modelli/e quando sfilano. Succede che in ogni abito visto alle sfilate, un sarto – anche quello titolare della più piccola sartoria di paese – prenda spunto per una sua creazione, si porti a casa quelle immagini meditandole nella sua immaginazione. Per poi rielaborarle con la fantasia. Il sarto se ne torna a casa provocato a continuare la sua ricerca verso il meglio.
Che cos’è la solennità di tutti i santi se non l’annuale “sfilata di moda” che il Cielo organizza, facendo passeggiare dentro la bellezza della liturgia le storie di uomini e donne che ce l’hanno fatta a diventare dei top? “Vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.”
La festa dei Santi celebra i cristiani di ieri e di oggi che hanno cercato di vivere il sogno di Dio. Santità è la festa del sogno di pace di vita riuscita.
Santi, che non si sono aperti la strada a colpi di miracoli, ma che hanno realizzato il miracolo della fedeltà silenziosa e quotidiana al vangelo.
Le beatitudini non sono il risultato di precetti morali. Non sono un dovere, ma sono la LIETA NOTIZIA, l’annuncio gioioso che Dio regala vita a chi produce amore. Le beatitudini mostrano il volto bello di Dio. Oggi è la festa della santità di tutti i giorni, della santità che indossa gli stracci dell’esistenza comune.
Ce lo ricorda papa Francesco nella sua esortazione: “Gaudete et exultate”: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio” (n. 7).
E aggiunge anche: “La santità è il volto più bello della Chiesa. Ma anche fuori della Chiesa Cattolica e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo” (n.9). Storie di ordinaria bontà.
In alcuni un sentire umile, in altri uno sguardo compassionevole, in altri la limpidezza di cuore, in altri ancora la mitezza, in altri la passione per la costruzione della pace, in altri la sete per la giustizia, in altri la resistenza alla sopraffazione. Lui li faceva beati, santi.
Don Bosco l’aveva capito: “Allegria, studio, preghiera. Onesto cittadino e buon cristiano, far del bene agli altri. Aiuta i tuoi compagni sempre, anche se ti costa sacrificio”.
Beati i poveri, i miti, coloro che piangono, coloro che producono pace… Le beatitudini si riferiscono a situazioni di sofferenza, di prova. Una vocina dice a chiunque piange: Dio è con te, cammina al tuo fianco, asciuga lacrime, apre futuro. Dio è con te, sta nel riflesso più profondo delle tue lacrime per infondere coraggio. Ognuno per la sua via. E che bello che sia moltitudine la santità e che nessuno di noi sia come l’altro.
Oggi è la nostra festa. La festa di ciascuno di noi e del desiderio di ogni uomo di buona volontà: quello di essere realizzare la propria vita cioè di diventare santi. Di percorrere, magari incespicando ogni tanto, la strada che porta a questo ambizioso obiettivo. Che, però, si declina nella semplice quotidianità dei giorni feriali e che i santi stessi ci dimostrano percorribile e alla portata di chiunque.
Perché Dio non disprezza la nostra fatica, non deride le brevi gioie della strada, e quando lo incontreremo anche a noi dirà: «Venite, benedetti, con tutto ciò che vi ha aiutato a vivere, entrate con tutto ciò che vi ha sostenuti nell’inverno dei vostri sconforti».
E se non avremo niente da offrire quel giorno, porteremo almeno con noi la nostalgia della santità, l’averla cercata con cadute e ripartenze in tanti freddi inverni, innamorati di una bellezza spirituale mai raggiunta, ma sempre sognata.
Porteremo una speranza vestita forse ancora di stracci.
Offriremo quel giorno il desiderio che ci ha fatto soffrire e gioire. E sentiremo le parole più belle: «Vieni, figlio benedetto: hai tentato di amare, perciò sei mio figlio. Vieni: il tuo desiderio di santità era già santità, il tuo desiderio di amore era già amore!».

Sarà come incontrarti
per le strade di Galilea
e sentire il battito di luce
delle tue pupille divine
riscaldare il mio volto.

Sarà la Tua mano
a prendere la mia
con un gesto d’amore
ignoto alla mia carne.

Dimmi che non sarà la morte,
ma soltanto un ritrovo
di amici separati
da catene d’esilio.

Dimmi che non saranno
paludi d’ombra
a sommergermi,
né acque profonde
a travolgermi.

Solo il Tuo volto,
solo il Tuo incontro, Signore. (Donata Doni)

don Guido