PENTECOSTE Fragore, fuoco, vento, mille voci per dire l’Amore che ci abita

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Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

 

 

Un pezzo di carbone si sentiva sporco, brutto e inutile. Decise di diventare bianco e levigato. Provò diversi prodotti chimici e varie operazioni chirurgiche. Niente da fare. “C’è soltanto il fuoco” gli dissero. Il pezzo di carbone si buttò nel fuoco. Divenne una creatura luminosa, splendente, calda, irradiante, magnifica. “Ti stai consumando” gli dissero. “Ma dono luce e calore” rispose il pezzo di carbone, finalmente felice. Ecco cosa fa lo Spirito, l’Amore di Gesù per noi: prende la nostra vita e la fa bella. Per esprimere l’indicibile: ecco rombo, vento, fuoco, ci si capisce, pur usando linguaggi diversi. Cosa ci dicono queste immagini? Il rombo che scuote la casa indica che sta per capitare qualcosa di eccezionale, di grande di inaudito. Ecco che Dio sta per fare una cosa nuova. Non è un rombo che fa paura, ma un grande rumore per dire che sta per esplodere la vita. Il fremito della madre terra, il suo spasimo per la nascita dei cieli nuovi e delle nuove terre. Il fuoco. Luce, calore, creatività inesauribile, disegni, arabeschi sempre nuovi si disegnano nel cielo. Scintille, scoppiettii, caratteristico odore, che ti impregna. Luce, calore, colore, vista e odorato, la tua pelle viene riscaldata, trasformata… Ti coinvolge tutto te stesso il fuoco. Parla di focolare, falò, famiglia, amici che si ritrovano con al centro il fuoco. Il fuoco tende a propagarsi. Non riesce a stare nei propri limiti. Gesù è impaziente, vuole contagiarci tutti con questo brio. Avvicinati a questo fuoco. Sopporta le sue temperature. Non buttarci sopra le ceneri della paura. E poi il vento: che gonfia le vele, respiro stesso di Dio in noi. Nulla è più libero del vento, fascia le cose e passa oltre, porta ovunque i pollini della primavera. Sono stati giorni di vento, ed era impazzire scomposto di alberi, frinire di erbe, sventolare spudorato di panni, illimpidire assoluto di cieli. Ed era arruffarsi di capelli, inebriarsi di volti. È un sussulto di libertà il vento. Scavalca le rocce, annusa fessure: “non sai di dove viene e dove va” diceva Gesù. Del vento. Pure lui incantato al segreto, al segreto impalpabile del vento. Che seduce. Furono giorni di vento. E fu Pentecoste. Quasi un bisogno, nella chiesa e nel mondo, di vento, di soffio, di respiro. Respirare a pieni polmoni dentro giorni ingrigiti, irrespirabili Lo Spirito è «il vento che non lascia dormire la polvere» (D.M. Turoldo). Io sono spirito; con tutta la mia fragilità io sono figlio di Dio e spirito di Dio. Il vento è inarrestabile. Nella sua azione irresistibile, travolge tutti gli ostacoli, spazza via le paure, scuote i pregiudizi, scrolla le sicurezze. Quando entra questo vento impetuoso niente rimane come prima.

«Allora Dio modellò l’uomo con la polvere della terra, soffio nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente». Dio stesso, dal giorno della nostra creazione, ha voluto che le nostre narici non conoscessero riposo dal respiro. L’alito che entra e che esce, secondo per secondo, tutta la vita: forse anche per tutta l’eternità avremo qualcosa di simile al respiro, perché è la nostra caratteristica più peculiare di creature. Il bisogno di respirare ci ricorda la nostra natura, la nostra radice divina, ci ricorda in ogni istante che siamo parte del “Soffio di Dio”. Dio respira in te, noi respiriamo Lui, noi ci muoviamo in Lui, viviamo nello “Spirito di Dio”. Gesù quando manda i suoi amici nel mondo, alita su di loro, infonde lo Spirito che Lui chiama il Consolatore. Di nuovo si perpetua questo gesto primordiale, sconfinato, assoluto, di dare “respiro”, “anima” a quest’uomo di polvere, per ridargli vita, vita, e ancora vita.

Il Consolatore, perché conforta la vita, pronuncia le parole più belle e più vere che abbiamo la gioia, la pace, la vita, l’amore, parla cioè la lingua che ciascuno ben conosce, fa rinascere nel cuore le parole che a tutti sono care, e cara a ogni uomo diventa la stessa parola di Dio. Gesù nell’Eucaristia continuamente ci dona questo amore, tenerezza, gioia, pace, colore, calore, consolazione, speranza futuro. Una cascata infinita di cose belle che vuole riempire la nostra vita. Respiriamo la sua presenza. Che questo giorno sia veramente accoglienza dell’Ospite dolce dell’anima. Rombo forte, mormorìo di vento leggero, vento gagliardo, fuoco, Parola, comunicazione. Immagini che diventano esperienza. Oggi, qui. Essere uomini e donne del vento significa scrutare il cielo e la terra, ancora capaci di “rendersi conto” di ciò che accade, uomini e donne in movimento, nel movimento del vento dello Spirito. Pronti ad entrare nel territorio dell’altro. Non ad occupare, ma a sorprendere e a sorprendersi. A sorprendere i segni, a innamorarsi delle tracce, a scoprire il volto della grazia. Segui le vie del vento e vedrai lentamente, sorprendentemente, rifiorire angoli di terra. Vicini e lontani. Vieni, Spirito Santo. Tu, nostro passato, presente, futuro, luce, colore, calore, speranza gioia della nostra vita. Vieni Amore.

 

don Guido